L’IRAN OSPITE D’ONORE AL SALONE DEI LIBRO DI TORINO 2020: PROTESTANO GLI AUTORI IRANIANI

ITALIA. IRAN.

La decisione di invitare l’Iran come ospite d’onore alla Fiera del libro di Torino per il 2020 è un fatto gravissimo e senza precedenti in Europa. Qualche anno fa, quando la Fiera del libro di Francoforte accettò un padiglione iraniano venne giù il mondo. A Torino invece l’Iran sarà l’ospite d’onore. Un gran bel progresso. Per questo bisognerebbe che un po’ di gente pensante, di scrittori, di intellettuali, facesse propria questa battaglia e muovesse pressione sulla direzione della Fiera perché invalidi la propria scelta disonorevole. I sostenitori della presenza iraniana dicono “un conto è il regime, un conto gli scrittori iraniani”. Ma l’Iran dal 1979 è una dittatura in cui non è possibile distinguere fra società civile e governo, dove vige la più radicale e macabra censura, dove molti scrittori e giornalisti sono stati condannati al carcere e alla tortura per svariati reati intellettuali e che ha condannato a morte Salman Rushdie. Per questo l’idea di ospitare l’Iran a Torino significherebbe legittimare, sdoganare e allentare la pressione su quella dittatura che sopprime la propria popolazione, le ragazze senza velo, gli scrittori, e che finanzia il terrorismo in tutto il medio oriente, destabilizzandolo. E poi c’è Israele. Può essere “ospite d’onore” a Torino un regime che ha l’obiettivo ufficiale di distruggere lo stato ebraico, di buttare a mare gli israeliani, che ha compiuto attentati contro le comunità ebraiche in Argentina, che oggi finanzia metà del budget di una organizzazione terroristica come Hamas e che nega e sbeffeggia l’Olocausto? I simboli ebraici stanno scomparendo in Europa, in preda a una valanga antisemita. L’Italia non può consentire che un regime come l’Iran, sotto sanzioni internazionali, l’Iran delle vignette sulle camere a gas, un regime che brucia la bandiera con la stella di David nelle sue manifestazioni pubbliche e che chiama Israele “cancro” e ne conta i giorni alla scomparsa, diventi l’ospite d’onore della sua principale fiera culturale.

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«So bene che è solo un’ipotesi, perché ancora non si sa nemmeno se le prossime edizioni del Salone del Libro si faranno oppure no. Ma di fronte anche solo alla più remota possibilità che la Repubblica islamica dell’Iran possa essere invitata come Paese ospite del 2020, non posso certo stare fermo a guardare. È una vergogna». Hamid Ziarati ha 51 anni, è nato a Teheran e dall’81 vive a Torino. Scrittore e ingegnere, da tempo è diventato un punto di riferimento per la numerosa comunità iraniana presente in città e per un gruppo di giovani intellettuali e creativi che si è dato una missione: diffondere la letteratura persiana contemporanea. Si fanno chiamare «Raviun», che significa «narratori», e si riuniscono in via Bogino. Proprio nella sede del Circolo dei Lettori, l’ente presieduto da Massimo Bray, a cui spetterà l’organizzazione della manifestazione internazionale dell’editoria.
Ziarati, come avete accolto l’annuncio del direttore dell’Istituto fiere culturali iraniane Amir-Masud Shahramia? «Appena l’ho saputo ho subito chiamato il direttore del Salone, Nicola Lagioia, per fissare un incontro nei primi giorni di settembre, quando entrambi rientreremo a Torino. Il mio auspicio è che si riesca a coinvolgere anche il presidente del Circolo dei Lettori Bray, il governatore Sergio Chiamparino e la sindaca Chiara Appendino. A tutti vorrei poter spiegare le molteplici ragioni per cui non devono assolutamente fare una cosa del genere».
Ce le vuole riassumere? «Non si può invitare come ospite d’onore un Paese dove c’è un ministero della censura. Dove gli autori non sono liberi di scrivere nulla e ci sono migliaia di libri che rimangono chiusi nei cassetti. Un Paese dove gli intellettuali vengono uccisi, rinchiusi in galera o messi agli arresti domiciliari».
Come reagirebbe se la decisione venisse confermata? «Mi batterò con tutte le mie forze già da settembre e per tutto il prossimo anno, fino alla manifestazione del 2020. Sicuramente promuoverò una raccolta firme, ma non solo. Sono davvero disposto a fare di tutto. Anche Lagioia mi è sembrato molto scettico, dice che è una possibilità ancora remota. Ma in ogni caso, non possiamo stare ad aspettare. Dovessi anche andare a bussare alla porta di ogni torinese, non mi fermerò fino a quando non avrò conquistato il sostegno di tutti affinché questa ipotesi non si concretizzi. Certo, se invece dicessero che intendono invitare al Salone gli autori di lingua persiana, allora sarebbe una cosa diversa».
In che senso? «Si potrebbero invitare non solo gli scrittori della Repubblica islamica dell’Iran, ma di Afghanistan, Tagikistan… Tutti quelli che sono scappati e vivono nel resto del mondo, perché nel loro Paese sono perseguitati e rischiano la vita. Come Abbass Maroufi, che è fuggito a Berlino, dove ha aperto una libreria e una casa editrice. O Reza Ghassemi, che vive a Parigi e oltre a scrivere compone e insegna musica. In questo modo ci potrebbe essere un bel confronto tra gli autori allineati e quelli degni di questo nome. Anche in Iran ci sono autori validissimi che, nonostante la censura, riescono a fare dei capolavori che vale davvero la pena leggere, ma non verrebbero mai in Italia come rappresentanti della Repubblica islamica. Non vanno nemmeno a ritirare i premi che finanzia».
Cosa intende fare in concreto? «Il mio obiettivo è bloccare questa iniziativa, o quantomeno stanare chi si è messo in testa di fare qualcosa del genere. Sappiamo bene come funzionano queste cose e come avvengono questi contatti: in Iran ti rifilano qualche tappeto o qualche moneta d’oro e provano a convincerti così… Per fortuna so di avere non solo il sostegno degli iraniani che si trovano in Italia — oltre un migliaio vivono in città —, ma anche di un buon numero di autori italiani che sono dalla mia parte. Come Diego De Silva, Marcello Fois, Caterina Bonvicini, Evelina Santangelo, solo per citarne alcuni. Sono stato già contattato da qualcuno di loro e altri li ho cercati io stesso: tutti d’accordo nel dire che è una cosa assurda e inaccettabile».
Intende boicottare il Salone? «Assolutamente no. Non voglio boicottare il Salone del Libro e non inviterò nessuno a farlo, perché alla manifestazione letteraria torinese tengo moltissimo. È un patrimonio da difendere. Ci andrò anche se dovessero invitare l’Iran. Ma nel caso, sono pronto a manifestare tutti i giorni all’interno dei padiglioni».

La notizia sul “Corriere della Sera”

Tiziana Ciavardini: “Perché è giusto che l’Iran sia l’ospite d’onore a Torino”

Perché e come ospitare l’Iran al Salone del Libro

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