IL GOVERNO SI SCUSA CON LE “TRADITRICI DELLA PATRIA” CHE AMARONO GLI OCCUPANTI NAZISTI

NORVEGIA. GERMANIA.

Durante l’invasione della Norvegia, nel 1940, si stima che circa 50mila donne ebbero rapporti intimi con i soldati tedeschi, incoraggiati dall’ossessione per il miglioramento della razza ariana del capo delle Ss Heinrich Himmler. Quelle che in seguito furono ribattezzate le “ragazze tedesche” alla fine della guerra subirono l’accusa di avere tradito la patria: spesso vennero private dei diritti civili, rinchiuse in carcere o furono espulse verso la Germania, con gli eventuali figli e figlie.
Può una collettività sanzionare delle donne per avere amato o talvolta essere state costrette a rapporti sessuali con il “nemico” e quindi essere giudicate come nemiche per questo? È la domanda che il governo norvegese si è posta e alla quale ha dato una risposta, dimostrando che la politica può (e deve) interrogarsi a fondo sul passato recente così come sull’intricato aspetto delle relazioni umane, perché anch’esse, pur essendo private, hanno una ricaduta collettiva che non può essere ignorata, pena la rimozione di un pezzo di storia collettiva e con essa la valutazione di eventuali ingiustizie.
“Le autorità norvegesi – ha dichiarato Solberg – violarono la regola fondamentale secondo cui nessun cittadino può essere punito senza processo o condannato. Per molte fu solo un amore adolescenziale, per alcune l’amore della loro vita con un soldato nemico o un flirt innocente che le segnò per sempre”. Lo stigma della “traditrice della patria” (in Italia le donne accusate di avere rapporti con i fascisti venivano nel migliore dei casi rasate, come racconta il bel film con Silvana Mangano Jovanka e le altre) gravò in Norvegia in modo pesante sui bambini e le bambine nate da quelle unioni, il cui numero si aggira intorno alle 12mila unità. Molti gli atti di vendetta contro di loro, tanto che nel 2007 un gruppo si appellò alla Corte europea dei diritti umani per chiedere giustizia, senza però alcun risultato.

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