ARTE E DITTATURA IN MOSTRA A SAN PAOLO

BRASILE.

AI-5 è il tristemente noto acronimo dell’Atto Istituzionale n. 5 (del 14 dicembre 1968) che in Brasile, a seguito del golpe del 1964, formalizzò la fine della democrazia, sostituita dal regime dittatoriale fino al 1985. Un cinquantennio dopo – nella concidenza di un clima nuovamente pesantissimo a causa dell’ascesa di un candidato presidente di estrema destra, con dichiarazioni e fatti violenti, campagna di fake news con accuse di corruzione etc. – l’Istituto Tomie Ohtake di San Paolo, brillantemente diretto da Paulo Miyada, presenta una mostra di grandissimo impegno, ricerca e valore documentario, aperta fino al 4 novembre.

Divisa in sei nuclei, è un viaggio nell’arte attraverso la censura degli anni 1964-’68, la criminalizzazione (1968-’70), la “generazione della guerriglia artistica” (1969-’70), la ricerca della libertà in un Paese autoritario durante tutti gli anni Settanta, la critica del modello di sviluppo imposto dalla dittatura particolarmente nell’occupazione dell’Amazzonia, fino alla crisi istituzionale che finalmente rese necessaria l’apertura democratica degli anni Ottanta.

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