“SI SAREBBERO POTUTI SCRITTURARE GLI ITALIANI COPRENDOLI COL CERONE NERO”: LA LEGA ATTACCA L’AIDA AL CARLO FELICE PERCHE’ USA 15 MIGRANTI PER INTERPRETARE GLI AFRICANI

ITALIA.

«Si sarebbero potuti scritturare degli italiani, coprendoli col cerone nero» per l’Aida al Teatro Carlo Felice.
Guarda un po’, accade che un migrante africano interpreta un africano e la Lega lamenta questa discriminazione lavorativa, questa preferenza di colore naturale, quando basterebbe un po’ di tinta sulla pelle bianca di un nostro italiano… Questa è la ridicola storia che riporto, se non fosse tragica nel merito.
Partiamo dalla fine. Dal giudizio non equilibrato di Senarega che – tra le centinaia di problemi che ha avuto e sta avendo la Liguria, partendo dalla situazione post crollo del Ponte Morandi fino alla continua emergenza meteo ogni volta che piove – ha pensato bene di portare alla ribalta il motto «prima gli italiani» anche parlando di teatro. «Richiedenti asilo quindi, almeno alcuni, ancora in attesa di sapere se otterranno o meno lo status di rifugiato, scritturati come comparse e assunti con regolare contratto – ha dichiarato il capogruppo della Lega in Liguria -. Sul tema presenterò un’interrogazione presso il Consiglio Regionale della Liguria per approfondire i vari aspetti della vicenda, soprattutto per sapere se la stessa opportunità di lavoro è stata data ai cittadini italiani. Si vorrà risparmiare sul trucco?».

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spiega ai microfoni de ilfattoquotidiano.it il sovrintendente del Teatro Maurizio Roi: “La risposta è stata straordinaria, su cento ragazzi che si sono presentati ne abbiamo selezionati quindici e con loro abbiamo portato avanti questo percorso di arricchimento umano e professionale”.

“Tra gli effetti dell’entrata in vigore del decreto sicurezza – sottolinea a margine della prima il responsabile della cooperativa sociale il Ce.Sto Marco Montoli – ci sarà anche quello che iniziative di collaborazione e inclusione come questa non saranno più possibili. Gli ospiti dei centri di accoglienza in attesa dello status di rifugiato, infatti, non potranno effettuare attività lavorative o tirocini, e rischiano di restare per mesi confinati in grandi strutture lontano da percorsi di interazione con la società nella quale vivono”.

Il decreto sicurezza rende impossibile la presenza dei migranti in scena

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